A come Antigone.

Tempo addietro, al primo anno di Lettere, incappai in un professore realmente appassionato della materia che insegnava, la letteratura greca. A lui devo parallelismi e approfondimenti impensabili tra mondo antico e moderno, grazie all’interpretazione dei miti e della poetica dei tragediografi greci. Il corso monografico verteva infatti sull’Orestea, in particolare sull’ultima delle tragedie che la componevano – le Eumenidi.

Il titolo della tragedia in realtà si riferisce all’ultima parte del dramma, a quando le Erinni -creature demoniache dalle sembianze femminili, personificazioni della vendetta- placate grazie all’intervento di Atena, si trasformano in Eumenidi, cioè in benevole dee della giustizia.

In quell’anno accadde in Italia un fatto triste ed avvilente come pochi: la morte assurda di una giovane donna, colpita da un sasso lanciato da un cavalcavia sull’autostrada; morire così, per uno squallido gioco escogitato da alcuni ragazzi per contrastare la noia o la nullità di una serata trascorsa tra le nebbie del nord.

Ebbene, la sorella della donna uccisa scrisse una lettera a quelli che erano (ancora per poco) degli sconosciuti assassini. Ed il professore di letteratura greca lesse ad alta voce questa lettera in aula, paragonando le frasi scritte dalla sorella alla furia ed alla persecuzione che le Erinni scatenavano nella coscienza di chi commette un delitto. Egli stesso era rimasto sconvolto ed impressionato dalla violenza e dalla passione delle parole scritte in quella missiva. Commentammo a lungo durante la lezione il rapporto tra il desiderio di giustizia e la sete di vendetta che trapelava dalla lettera, confrontando nei limiti del possibile l’umanissima tragedia che aveva colpito quella famiglia italiana alla tragedia degli Atridi superbamente raccontata da Eschilo. 

A distanza di anni, ricordo la perspicacia del mio professore di allora, riflettendo ed indagando in che modo avesse cercato nei classici greci una risposta ragionevole su di un tema di scottante attualità, ovverossia il caso di Eluana Englaro. Ed è venuta in mio soccorso un’altra tragedia greca, l’Antigone. A ben pensarci, la struttura del dramma si basa su due visioni contrapposte, la stessa dicotomia che divide oggigiorno gran parte del mondo politico e sociale del nostro Paese: il conflitto tra leggi del cuore e leggi della polis (cioè dello Stato). Perchè Antigone nell’opera di Sofocle non rispetta arbitrariamente l’editto emanato da Creonte, il nuovo re della città di Tebe, che vietava il seppellimento dei traditori della patria. Purtroppo Polinice, fratello di Antigone, si era macchiato di quel crimine muovendo armi ed uomini contro la città e la sua stessa famiglia, pur avendo una buona ragione per farlo (gli era stato usurpato il trono dall’altro suo fratello).

Senza dilungarmi nella narrazione della tragedia, il punto focale della stessa è proprio il domandarsi quali leggi rispettare e seguire. Quelle dettate dal cuore -nel caso di Antigone dare una degna sepoltura al proprio consanguineo- oppure quelle della polis -impedire gli onori funebri tramite un editto ad hoc.

Lo stesso parallelismo può essere realizzato per il caso Englaro: seguire la strada dettata dalla politica, una strada che indicherà le norme per il trattamento del fine-vita, oppure dare dignità alle sofferenze di una persona ammalata lasciandola andare senza accanimenti terapeutici di sorta?

Vediamo come nella tragedia greca il conflitto tra legge dello stato e legge etica si risolva sfavorevolmente per i protagonisti: i familiari di Creonte, Creonte stesso e Antigone sono travolti dagli eventi ed infatti trovano la morte.

A questo punto mi domando: saremo mai capaci di affrntare un tema così delicato come il fine-vita con ragionevolezza, senza calpestare la libertà di scelta di ognuno di noi? 

(Che poi all’interno del caso Englaro esista un’ulteriore parallelismo, questa volta creato dall’assurdità e dalla visione distorta di tutta la faccenda, è fuor di dubbio. Mi riferisco alle ultime notizie sull’indagine per omicidio volontario aperta per Beppino Englaro ed altre 14 persone. Il signor Englaro, che proprio per veder rispettata la volontà della figlia, si è rivolto alla magistratura adesso è incolpato dal sistema giudiziaro italiano. Antigone alla rovescia.)