un grazie speciale, infinitamente speciale

Questo post vuole essere un ringraziamento speciale ai miei genitori che durante quest’ultimo periodo ci sono stati sempre accanto – fisicamente e moralmente e materialmente – da quando lo abbiamo ricoverato d’urgenza, e durante gli infiniti andirivieni in ospedali vari,  cure mediche, mille attenzioni  e premure di ogni sorta, per non  sobbarcare me più di quanto già non lo fossi, e per garantire al bambino una vita il più possibile serena.

tutte azioni che hanno compiuto senza pensarci due volte, sempre disponibili e sempre, dico sempre, presenti.

loro più di tutti.

grazie mamma e grazie papà.

perché siete due angeli in terra e senza di voi non avremmo superato, come stiamo facendo adesso, tutto quanto.

insomma si aspetta ancora

la degenza in reparto permane. rispetto a quando è cominciato tutto non ho davvero parole, nel senso positivo dell’evoluzione di tutto quanto.

ora dopo l’intervento e gli ultimi accertamenti la grave-gravissima- situazione a livello cardiaco sta fortunatamente rientrando.

ma sono queste giornate lunghe strappate con rabbia dal calendario a fare male.

è quell’ora risicata in cui posso andare a trovarlo, offrendogli in qualsiasi modo quello che posso dargli in termini di affetto e di sostegno, è proprio quell’ora  così assurda che mi fa rabbia.

oggi sono stata in piedi  davanti alla porta dello studio del medico del reparto, a lungo, un’attesa infinita per poi alla fine ricevere udienza in nemmeno 40 secondi. mi scusi di più non posso concederle sto facendo le dimissioni dei pazienti, compilo fogli e indico terapie. in ogni caso sì procede bene, le funzioni cardiache stanno rientrando nei parametri, stiamo eliminando le varie dosi di antibiotici eccetera, bisogna ancora attendere 48 ore però. poi la chiameremo noi, le faremo sapere quando sarà. ora è presto,  bisogna attendere non c’è fretta.

allora io avrei voluto dire al dottore che sebbene lo ringraziassi dalla testa a piedi per come aveva risolto eccellentemente il problema di salute del mio compagno, avrei voluto dirgli che ora doveva darmi almeno la certezza di una data, per calmare quella dose di panico che in quei 40 secondi di colloquio stringato mi stava divorando le viscere.

e invece niente – non ho detto niente. educatamente ho alzato i tacchi e sono tornata al suo capezzale.

fingendo allegria. cercando di sollevargli il morale. facendo la forte io che forte non sono proprio per niente.

 

(immagine presa da qua)

sfiorare la vita

quello che in ospedale non ti aspetti è entrare in un mondo di riti e scadenze, di passi felpati e infermieri isterici, di donne che piangono in un angolo – sempre lo stesso angolo – e l’esclamazione che riecheggia con tono di disapprovazione : ” in reparto non è permesso il cellulare!”

il cellulare negato a un paziente è come tagliare il cordone vocale con parenti e familiari.

oggi avere in mano quel magico rettangolo luminoso rappresenta per chi non ne può proprio fare a meno un’ancora di salvezza.

poi ci sono i medici, di cui impari a riconoscere abitudini e tic, distinguerne la boria e l’umiltà, e impari anche a schivarli quando la loro figura è troppo lugubre e foriera di notizie non certo incoraggianti.

è una condizione dove l’essere umano è sospeso in attesa di conferma, dove tutto si concentra e si raccoglie, respiri, segmenti di sensazioni, anche quelle più violente, registri tutto – i tuoi occhi registrano tutto. non si sfugge al dolore altrui, e nemmeno alla speranza.

speri infatti che tutto finisca per il meglio e al più presto.

 

in reparto finalmente

oggi mi ha telefonato col cellulare -menomale che ieri glielo avevo portato!- e mi ha comunicato che dalla t i è stato trasferito in reparto.

gli hanno tolto tutti i vari tubicini e  monitoraggi e insomma la situazione è nettamente migliorata.

non so chi ringraziare: la buona stella, il destino, la mano del Signore, e di tutti i santi del Paradiso, perchè non è più i prognosi riservata e perchè presto sarà di nuovo con noi a casa.

chicco chiede del papà e io gli ho raccontato una mega balla, che è fuori città su al nord per lavoro ma che presto torna con un camion dei pompieri tutto nuovo. oggi resto  a casa, così chicco quando torna da scuola si rasserena non piangerà come al solito e pranzeremo insieme. la quotidianità che ci è stata scippata da questo evento eccezionale per portata e drammaticità piano piano sta smussando la sua potenza che all’inizio appariva davvero incalcolabile.

resto  a casa anche perchè oggi c’è chi mi copre durante l’ora di visita- un amico fidato e un mio zio.

e poi perchè ho da curare uno di quei raffreddori con contorno di mal di gola che soltanto il cortisone sta mano a mano debellando.  in modo tale da stare in forma per i prossimi giorni, in previsione degli ultimi accertamenti e del rientro casalingo.

mi meraviglio di me stessa, di come ho tenuto sinora, in termini di freddezza calma e sangue freddo. anche se dentro di me ribollivo come magma incandescente. vedremo come andranno le cose nei prossimi giorni, per ora c’è solo da sperare per il meglio, o no?

in ospedale

l’odore della platessa al vapore appena apro il sigillo della vaschetta di plastica mi riporta indietro di secoli. a quel giorno per la precisione in cui fui invitata a pranzo a casa di una collega universitaria e la madre aveva imbandito tavola con una ricca pezzogna al forno. io quel giorno non mangiai quasi nulla. ero in preda alla preoccupazione di rincasare tardi e in più dovevo fare la siringa di interferone. cioè ero come al solito nel panico. quanto mi è parsa lontana anni luce la persona che ero allora rispetto ad oggi ovviamente! così come mi sembra trascorso un secolo dall’ultimo post in cui festeggiavo su internet l’avvenuto finale della ricerca della casa! perchè da più o meno una decina di giorni il nostro mondo si è capovolto, abbiamo dovuto fare spazio al dolore e alle corse in ospedale, ai colloqui con i dottori che ora hanno in cura miomarito  (e che ancora non si sbilanciano come invece vorrei tanto). e poi alla speranza, a un minimo di speranza. quella non mi ha mai abbandonato nemmeno nell’ora più buia. ora che il peggio pare sia passato, ora che non lo vedo più attaccato all’ossigeno e finalmente gli hanno tolto quella fastidiosa flebo alla vena succlavia, e soprattutto lo vedo seduto sul letto e in pigiama, il mio cuore si rinfranca. e torno a casa più tranquilla.

ma ci sono stati giorni in cui ho toccato con mano l’inferno.

ho vissuto come un automa ho fatto quello che dovevo fare perchè dovevo essere presente a me stessa e a mio figlio. e a questo nostro futuro che mi sembra così sfuggente, come sabbia tra le dita,  mi fa tanto male pensare come anche scrivere. allora vivo il presente, cercando di trovare il coraggio di andare avanti nel sorriso di Chicco.

carta assorbente.

è così. come carta assorbente ogni mio gesto, parola, pensiero, respiro è rivolto costantemente e quotidianamente a Chicco, al suo benessere, dal momento del suo risveglio a quello della buonanotte. mi addormento ad esempio pensando a cosa preparare il giorno dopo per pranzo e per cena, con quali giochi trascorrere il tempo insieme, quali libri comprare per divertirlo, appassionarlo…penso a quanto posso fare per migliorare il quartiere -la città!- dove abitiamo, una missione praticamente impossibile, ora che le strade sono nuovamente invase dal pestifero e pestilenziale fetore dell’immondizia non raccolta da settimane.

e stasera anzi stanotte, mentre dorme beato nella culla, ripenso  a quella notte di un anno fa, a quando fu portato d’urgenza al PS per una dermatite da pannolino fin troppo violenta, causata dal caldo africano che allora come oggi attanagliava la città. una notte lontana da lui, la peggiore. nonostante le mie suppliche in reparto non mi consentirono di restare…il medico guardava con aria impassibile la mia stampella e sorvolando sulle mie lacrime appuntate alle ciglia mi ripeteva per la centesima volta “ma signora (…signora?!?) nelle sue condizioni è meglio che ritorni a casa! il bambino resterà con la nonna, non si preoccupi! è in ottime mani!” non mi sono mai preoccupata di lasciare Chicco tra le braccia di mia madre, ma  che diamine!  pensavo, nella stanza una sedia per me -anche per me- potevano fare lo sforzo di metterla! odio il mio carattere docilmente remissivo, fino all’eccesso, anche se con una punta di stizza ammetto che all’apoca non ero in splendida forma e c’erano le dovute e logiche reazioni al mio stato di salute ballerino. comunque fu una notte tremenda per me. il lieto fine fu poi la dimissione il mattino seguente, corredata dalla tanto sospirata vacanza!

che poi certe volte vorrei capire fino a che punto la mia stampella sia una dimostrazione visiva e disturbante della mia oggettiva difficoltà deambulatoria. e fino a che punto diventi per gli altri un oscuro oggetto, incompatibile con la maternità, con l’idea stessa della maternità. una madre è sempre una madre, anche quando è oggettivamente imperfetta.

Di Serie B.

La discarica di Chaiano ha iniziato a ingurgitare immondizia non differenziata, nottetempo. Di nascosto, quasi. A nulla sono valse le proteste dei cittadini. Nessuno li ha ascoltati.

Al posto delle ciliegie, la monnezza.

Mentre continuano le scoperte di siti abusivi dove criminali senza scrupolo sversano rifiuti di qualsiasi tipo e nelle campagne intorno all’Asse Mediano continuano a bruciare illegalmente cumuli di immondizia.

Mentre a Caserta e provincia le strade sono imbrattate da colline di sacchetti non raccolti, alla faccia del presidente spazzino, alla faccia della notizia che non viene data nei telegiornali, perchè tutto il resto del Paese possa credere alla risoluzione effettiva dell’emergenza rifiuti.

E la discarica col suo olezzo nauseabondo farà ben presto sentire la sua presenza, diciamo verso maggio-giugno, con le prime giornate afose.  A poca distanza dai palazzi e dagli ospedali.

A proposito di ospedali, il Cardarelli di Napoli aveva ricevuto l’ok per la costruzione di un hospice per i malati terminali; era stata stanziata pure una cifra ragguardevole, ma i lavori non sono mai iniziati. Nelle altre regioni italiane, l’hospice è una realtà tangibile, mentre in Campania assume i contorni di un miraggio.

questo accade in una regione dove il diritto alla salute dei cittadini è completamente disatteso.

Resteremo  di serie b, almeno finchè non cambierà il vento…

montagne russe.

a settembre ero sulle montagne russe.

fuor di metafora, avevo da poco ripreso la terapia d’interferone, ero andata di nuovo di corsa all’ospedale, di nuovo utilizzando la sedia a rotelle, perchè avevo dei continui sbandamenti.

“resisti resisti” diceva il neurologo “è il tuo corpo che si riabitua al farmaco!”

intanto avevo -ciliegina sulla torta- la gamba destra che non ne voleva proprio sapere di muoversi decentemente!

durante questo temporale neurologico ho scoperto di essere in dolce attesa.

il ritardo lo avevo imputato ai cambiamenti ormonali causati dall’interferone e invece….che sorpresa!

le prime settimane sono state di assoluto riposo. Pur avendo sospeso tempestivamente la terapia, c’era una residua, anzi remota possibilità che l’interferone provocasse l’interruzione della gravidanza!

il riposo forzato è stato sacrosanto: alla prima ecografia il cuoricino di Nocciolino è risultato vispo come non mai!

Per quanto riguarda le mie condizioni di salute: beh devo dire che sono rinata e sono senza parole. A dire la verità mi sono spesso chiesta come mi sarei comportata nell’affrontare i vari disturbi del primo trimestre di gravidanza, tipo le nausee…e se mai ce l’avessi fatta!

Mi sono subito ricreduta: innanzitutto perchè aspettare un bambino ti dà la forza ed il coraggio necessari per affrontare di tutto, e poi perchè il rebif per me è stata un’ottima palestra di effetti indesiderati, che a confronto quelli della gravidanza sono una sciocchezza!

Che altro dire?

Sono ancora incredula e soprattutto felice.

incredula che tutto ciò sia capitato proprio a me!

dal neurologo, oggi.

Cari,

so che siete stati in pensiero per me e vi ringrazio per l’affetto e la presenza anche virtuale che mi dimostrate quotidianamente.

Ecco le ultime novità circa la mia salute.

Oggi sono stata in reparto, di buon’ora. Il neurologo che mi segue non c’era, ma c’era un degno sostituto, che si ricordava di me anche perchè l’ultima volta che ho fatto il bolo in DH è stato proprio lui a darmi il foglio di dimissioni.

gli ho fatto vedere la deambulazione e insomma era abbastanza evidente il mio peggioramento.

gli ho detto della febbre che sale fino a 38 e delle parestesie fino alla vita, ricordandogli che dopo l’ultima ricaduta avevo completamente riacquistato tutto, sensibilità e visione al 100%

e che soprattuto ero uscita dall’ospedale con le mie gambe, non trascinandomi come ora.

per farla breve, ha sospeso la terapia, ha dato il cortisone, dicendomi però di riprendere gradualmente il rebif -mi ha perfino composto lo schemino delle siringhe e delle dosi! che tenerezza!- appena ritorno dalle vacanze.

ebbene se tutto andrà per il verso giusto, tra pochi giorni mi concedo una settimanella di relax totale … terrò il fiato sospeso fino al giorno della partenza!

un bacione a tutti!!!