Questo freddo improvviso che gela le gote e ghiaccia il fiato anche in casa e nonostante il calorifero ben acceso, stamane mi ha fatto ritornare indietro nel tempo, a quando, giovine studentella di archeologia, mi dirigevo con caparbietà verso la biblioteca del Grenoble, la prestigiosa istituzione di lingua e cultura francese in terra partenopea. Febbraio era dedicato di norma alla sessione straordinaria d’esami, e io lo trascorrevo quasi tutto sui libri. libri in prestito, ovvio. consumavo le suole delle scarpe per raggiungerli. col freddo e con la pioggia, con o senza le bufere di vento. di prassi il percorso era: unpaio di fermate in metropolitana fino a piazza amedeo. sempre stretta nel giaccone, con guanti cappello e sciarpa come una povera vecchia befana,a riparami dalle perenni raffiche di tramontana. raffiche che m’inseguivano fin dentro il vagone. poi nel tepore della biblioteca, i passi felpati fino all’ascensore, i gridolini degli alunni bonton fuori le classi, il silenzio del giardino alle spalle degli scaffali stracolmi di libri e riviste scientifiche. poi c’era la fotocopiatrice: 200 lire a fotocopia, un salasso all’epoca. il caffè era un lusso infatti. e il divieto di tenere acceso il cellulare. e “questo non si tocca, mentre quello non puoi fotocopiarlo troppo raro, troppo unico, troppo importante!” tornavo a casa odiando la erre moscia della bibliotecaria, che s’intratteneva per ore a telefono a raccontare le sue innumerevoli pene d’amore. e le sere a rivedere gli appunti, tradurre al volo, scrivere la tesina, aggiustarne il tiro…
E scoprire improvvisamente quanto tempo è passato! un tempo di cui resta solo un nostalgico ricordo, reso ancora più acuto dall’identico freddo che mi scava dentro, oggi come allora.