prove tecniche di trasmissione

lo so, sono stata latitante sul web. ma ho avuto giornate stracolme. la sera ero talmente stanca che crollavo dal sonno subito dopo aver addormentato Chicco.

il motivo? siamo stati completamente soli, noi 3. i nonni all’estero. e noi a cavarcela nella gestione casa- scuola- spesa- gioco-insomma tutto quanto. non era la prima volta, per carità. anzi. ma la novità era gestire i tempi scolastici. svegliarsi per tempo, lavarlo vestirlo e accompagnarlo a scuola. bene. ora che è passata posso anche ammetterlo. ero preoccupatissima! di non farcela o di sbagliare qualcosa. o che Chicco facesse un capriccio dietro l’altro. invece! tutto liscio come l’olio. un bambino obbediente, una mamma efficiente, un papà sempre presente! il trio delle meraviglie!

figurarsi che un mattino siccome era un po’ raffreddato gli ho pure messo le goccine nel naso! e lui che di solito attacca una lagna infinita, è stato proprio buono – appena un gridolino di protesta| in questi giorni ho dato il meglio di me stessa…cucinando per tutti e 3, rassettando e  badando alla casa, proponendo giochi perchè con questo tempaccio meglio restare al calduccio… e insomma è andata più che bene. certo qualche piccola sbavatura c’è stata, ma d’altra parte nessuno è perfetto….e questo breve periodo mi fa ben sperare che in un futuro non molto lontano, quando finalmente avremo una casa tutta per noi, sarò sufficientemente in grado di provvedere a tutto…

nel frattempo buon Halloween a tutti!

 

(credit photo: Andy Hay)

una tra tante

l’altro giorno c’è stata la riunione con le maestre e i genitori per scegliere il rappresentante di classe alla scuola di Chicco. armata di stampella e di tanta buona volontà ci sono andata ed è stato un pomeriggio da incorniciare – sul serio.

innanzitutto per la bellezza della riunione: vedere delle mamme come me, con la stessa identica espressione sul viso – tra il rilassato e il pensieroso per  aver lasciato il pupo a casa! – ma soprattutto mamme alla mano, con le stesse problematiche e il desiderio di trovare dei comuni accordi per risolverle…che quasi dimenticavo la stampella rintanata sotto alla sedia. e poi la cosa più bella per me, oltre ad aver visto con calma tutti i lavoretti di mio figlio -dalla foglia autunnale marroncina al grappolo d’uva fino al funghetto e ai fantasmini allegri appesi sul soffitto- è stata quell’atmosfera di accoglienza e complicità, quel sentirmi parte di un gruppo, essere una parte del tutto.

non so se mi sono riuscita a spiegare bene…quel pomeriggio la mia malattia non era protagonista, io ero una di loro e basta. certo non nascondo che ho dei piccoli aiuti. ad esempio il custode della scuola quando mi vede in cortile mi fa entrare prima di tutte e prima del suono della campanella e mi fa accomodare in segreteria per non farmi stancare troppo. mentre le altre mamme aspettano fuori. d’altra parte se stessi bene come prima dell’estate anche io farei capannello insieme alle altre , magari nel gruppo delle non fumatrici ;-)

e ad onor del vero, il giorno della riunione ero leggermente stanca nelle gambe perché -udite! udite!- sto affrontando un nuovo piano fisioterapico, fatto di salite e discese delle scale del palazzo. perchè se fino a poco tempo fa mi limitavo a salirle e a scenderle accompagnata dal fisioterapista, passo dopo passo, gradino dopo gradino come fanno i bimbi piccoli, ora siamo passati a un livello più impegnativo: le scale le sto facendo quasi in solitaria alternando i passi, e non vi sto a raccontare la fatica unita alla strizza che ho di cadere. ma intanto sono fiera veramente fiera dei miei progressi! se solo penso a come stavo inguaiata ad agosto! ora che il peggio è passato, il pensiero di migliorare e di stare bene è la giusta spinta per raggiungere tutti quegli obiettivi che prima mi sembravano soltanto un miraggio!

gelosia.la mia.di mamma.

bene, penso di aver superato la fase della gelosia materna. penso di, ma non ne sono sicura al 100%

certo non è come l’anno passato. che mi sono sentita talmente male da farmi venire una poussè perchè non accettavo il ritorno dei nonni dall’estero. e il mio rientrare nei ranghi. stavo veramente di cacca. la sera mi rodevo il fegato. ma tanto. tanto tanto tanto. non addormentarlo io, non dargli il biberon. insomma. di nuovo una mamma atipica.

o meglio la mamma co.co.pro.

adesso è più o meno la stessa identica fase dell’altr’anno. sono tornati i nonni. i nonni hanno un’esperienza maggiore di quella dei genitori. io mi sento da una parte grata per la loro presenza costante, per il non avermi mai abbandonato. per aver accudito il bambino quando io non riuscivo per motivi di salute. ma c’è questa profonda dicotomia dentro di me. una sensazione sgradevole che non è mitigata dalle sue parole, per niente. non voglio usurpare il tuo ruolo. oh ok hai ragione, è vero. fatto sta che lui il mio bambino appena sa che ci sei cambia di punto in bianco. non vuole il latte da me. non vuole essere nutrito da me. mi ferisce oltemodo. mi tocca un nervo scoperto. mi fa brancolare nell’incertezza. ai bambini non puoi chiedere preferenze, loro vanno dove c’è l’amore, l’affetto. sono puro istinto. niente preconcetti. io allora ho sbagliato qualcosa nel rapporto con mio figlio. l’ho allontanato da me senza rendermene conto??? ho pensato a preservarlo dalle mie insicurezze, affidandolo a mai più esperte delle mie. ma ancora oggi penserei prima al suo bene, piuttosto che al mio, quindi rifarei tutto daccapo. certo mi farei leggermente meno seghe mentali e mi darei quel pizzico di coraggio che veramente mi è mancato.

comunque adesso le cose stanno così. non mi infliggo autoflagellazioni e non mi strafaccio di cornetti cuori di panna. no leggo più i versi della Plath e di Verlaine. sono lucida e limpida. non ce l’ho  a morte con me stessa, non pretendo più la perfezione, nè da me nè dagli altri che mi stanno attorno. mi ripeto che questo stato di cose un giorno non lontano terminerà che prima o poi avremo casa nostra con i nostri ritmi e le nostre abitudini. oppure che un giorno accetterò questa situazione senza conflitti interiori. oppure che l’evoluzione dei nostri rapporti interpersonali avrà una svolta improvvisa, con un rimedio miracoloso dove saranno tutti soddisfatti della piega delle nostre vite.

dove io avrò il ruolo che merito. che mi sono guadagnata. che ho costruito avendo fiducia verso le mie capacità.

senza avere più in tasca un solo singolo momento di rimpianto, quel rimpianto che sporca ogni istante della mia vita.

 

piccolo mio, ti racconto perchè a mamma fa male la gamba.

ormai ho perso il conto delle tante,infinite e innumerevoli volte in cui le mie labbra si schiudono in un sorriso per allontanare da te il sospetto che mi faccia male la gamba. purtroppo non sono mai stata una attrice da premio Oscar, e questo sorriso forse adesso convince meno di una favola all'acqua di rose. ma a dire il vero , la muta presenza della mia malattia non è mai stata occultata o negata. perchè lo sai, vero, che mamma tante cose ancora per il momento -spero ancora per poco!- è impossibilitata dal farle. come ad esempio correre a perdifiato. o fare le capriole sul letto insieme a te. però  ricordati che insieme facciamo tante altre cose, come abbracciarci sul divano, ballare e fare  il girotondo e... siamo una forza! anche perchè tu sei la mia forza...con il tuo sguardo curioso e aperto verso gli altri e il mondo che ti circonda, con la sicurezza della tua innocenza, io adesso non ho animo di scalfirla, di intristirla. perciò vado avanti, a testa bassa, giono dopo giorno, recuperando i movimenti, riabilitandomi, riprendendo in mano i fili di un'esistenza che sembravano quasi del tutto recisi. perchè vedi, tesoro mio, tutti quanti noi un giono possiamo cadere malati. a te l'altro giorno nonè salita la febbre? ecco, per me è un po' la stessa cosa. ogni tanto cado malata, ma poi prendo la medicina e il dolore alla gamba passa. anche se passa il dolore, però poi devo riposare. per questo non posso ancora accompagnarti al parco, ai giardinetti, ma non preoccuparti. mamma tua, nonostante le apparenze, è una tipa alquanto tosta, a cui piacciono le sfide. e quando meno te l'aspetti la famosa gita ai giardini pubblici la faremo, eccome se la faremo!


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sogno… o son desta?

positivo. le due linee rosse erano la risposta netta. poggiando la testa sul morbido, sono assalita da mille pensieri, con la mente ritorno ai nove mesi di allora. alle gioie e ai dolori. alle speranze e alle sofferenze. sarei mai capace ora come ora di rimettermi nuovamente in discussione come donna e soprattutto come madre? quanta forza devo necessariamente trovare dentro di me. perchè solo e unicamente dentro di me devo necessariamente andare a cercarla.

poi mi sveglio – di soprassalto.

è stato solo un sogno, molto realistico.

ma ritornare con la memoria al mio passato recentissimo, questo è stato più che reale. stamattina vedevo giocare mio figlio, gli accarezzavo i capelli e lo facevo ridere mentre il pensiero andava sempre là, a quando seppi di essere incinta. 

alla gioia incontenibile di quei primi istanti, dopo si sono aggiunte inevitabili amare gocce di solitudine e di stanchezza, unite a problemi di vario ordine e grado. poi il post partum che non è stato di certo una passeggiata. e adesso questo mio continuo mettermi in discussione. questa mancanza di intraprendenza e di volontà, questo mio ritornare alle incertezze adolescenziali addirittura, incertezze che credevo morte e sepolte.

e non si tratta della malattia, della fatica che ho accumulato insieme a quel tocco di disabilità che Sua Maestà mi ha elegantemente regalato – dono di certo a me non gradito. è qualcosa di più profondo. è l’insicurezza che piomba su di me mentre sono inevitabilmente aiutata nelle faccende domestiche, o quando leggo un’espressione non detta di rimprovero volutamente sottintesa, nello sguardo dei miei parenti. 

e questo colpevolizzarmi continuo se qualcosa non va per il verso giusto, questo sentirmi perennemente accusata nonostante tutto di qualsiasi cosa, sta iniziando a stancarmi. dico  sul serio.

desidero poter fare le mie scelte ed esperienze in autonomia, o al massimo in compagnia. guidata sì ma non dall’imposizione. perchè non è vero che non sono in grado, che non sono capace. ecco io magari ho un briciolo di difficoltà in più rispetto alle mamme normodotate, ma questa è una palese evidenza. se invece di criticarmi venissi aiutata e spronata a fare di più piuttosto che essere sostituita allora forse, dico forse, le cose cambierebbero e soltanto in meglio. per me e per mio figlio innanzitutto!

Altre Madri.

ma quando i vent’anni passano, un figlio smette di essere materiale da sogno.

michela murgia.

diventare madre. per alcune una scelta quasi obbligata, vuoi per convenienze sociali e imposizioni familiari -nonostante siamo sbarcati tutti quanti nel nuovo millennio! per altre la maternità invece avviene per puro caso, uno scherzetto del destino, diciamo così, ma per altre ancora la gravidanza resta un desiderio quasi impossibile da realizzare. io la vedo così : oggi esser madre, anche solo il pensarlo, è una scommessa con te stessa.

e sono tante le donne le cui storie vivo attraverso internet! tanti fili di speranza, intrecci di pazienza e di lacrime, di gioie e di dolori. donne con nomi esotici o quotidiani, che scrivono di sè e dei loro mondi con semplicità disarmante, cascate di parole fresche e genuine, piccoli squarci aperti sulle loro anime.

mi immedesimo nel percorso di vita di ognuna di loro, nei frammenti dei loro battiti e nei riflessi delle loro emozioni. penso all’ingiustizia imperante e assoggettante di questo pianeta, alla natura molto spesso dispotica e matrigna, alle negazioni castranti e ai progetti incompiuti. e  penso alla loro forza d’animo, una forza d’animo che io molto spesso non ho e che perdo strada facendo, perchè nel mio esser madre sono divorata spesso e volentieri da un senso di colpa madornale. perchè essere una mamma sufficientemente buona non è quel che si dice un gioco da ragazzi! spesso mi dò delle severe autovalutazioni: quanto valgono le mie pratiche di accudimento figliesco ( e qui sono ancora sinceramente alla fase primi passi!), quanto coerenti  i miei spunti di giochi ed attività educative, quanto vale la mia presenza fisica che pretendo costante ma non asfissiante al suo fianco, quanto…quanto? 

è forse anche vero che con me stessa sono un po’ troppo esigente, ma è nel mio carattere e non posso farci niente. però può darsi anche che un giorno risucirò a non sentirmi più così difettata, a capire che gli errori e gli incidenti di percorso sono occasioni di crescita e di risate e non tragedie greche formato famiglia.

perchè come ho avuto la possibilità  fortuna di leggere su kosenrufu mama il senso di esser madre è proprio questo

 

carta assorbente.

è così. come carta assorbente ogni mio gesto, parola, pensiero, respiro è rivolto costantemente e quotidianamente a Chicco, al suo benessere, dal momento del suo risveglio a quello della buonanotte. mi addormento ad esempio pensando a cosa preparare il giorno dopo per pranzo e per cena, con quali giochi trascorrere il tempo insieme, quali libri comprare per divertirlo, appassionarlo…penso a quanto posso fare per migliorare il quartiere -la città!- dove abitiamo, una missione praticamente impossibile, ora che le strade sono nuovamente invase dal pestifero e pestilenziale fetore dell’immondizia non raccolta da settimane.

e stasera anzi stanotte, mentre dorme beato nella culla, ripenso  a quella notte di un anno fa, a quando fu portato d’urgenza al PS per una dermatite da pannolino fin troppo violenta, causata dal caldo africano che allora come oggi attanagliava la città. una notte lontana da lui, la peggiore. nonostante le mie suppliche in reparto non mi consentirono di restare…il medico guardava con aria impassibile la mia stampella e sorvolando sulle mie lacrime appuntate alle ciglia mi ripeteva per la centesima volta “ma signora (…signora?!?) nelle sue condizioni è meglio che ritorni a casa! il bambino resterà con la nonna, non si preoccupi! è in ottime mani!” non mi sono mai preoccupata di lasciare Chicco tra le braccia di mia madre, ma  che diamine!  pensavo, nella stanza una sedia per me -anche per me- potevano fare lo sforzo di metterla! odio il mio carattere docilmente remissivo, fino all’eccesso, anche se con una punta di stizza ammetto che all’apoca non ero in splendida forma e c’erano le dovute e logiche reazioni al mio stato di salute ballerino. comunque fu una notte tremenda per me. il lieto fine fu poi la dimissione il mattino seguente, corredata dalla tanto sospirata vacanza!

che poi certe volte vorrei capire fino a che punto la mia stampella sia una dimostrazione visiva e disturbante della mia oggettiva difficoltà deambulatoria. e fino a che punto diventi per gli altri un oscuro oggetto, incompatibile con la maternità, con l’idea stessa della maternità. una madre è sempre una madre, anche quando è oggettivamente imperfetta.

poco alla volta.

innanzitutto, GRAZIE! grazie che mi avete letto, compreso, incoraggiato…grazie a tutte voi!

un po’ alla volta, sto riprendendomi. innanzitutto non piango più – ed è già un risultato. mi sono sfogata parlandone con mio marito, e insomma…sto un po’ meglio. sto anche riguadagnando i miei spazi, non so se mi spiego! tutto molto naturale, è proprio Chicco che mi cerca, adesso! come si dice…ho il cuore letteralmente nello zucchero quando mi chiama a squarciagola per tutta la casa!

al di là del fatto che ho delle oggettive difficoltà fisiche,  anche se mi sto impegnando tantissimo per superarle, la spinta a reagire  forse proviene proprio dal mio desiderio di autonomia personale e di indipendenza.

per dirne una, una soltanto: fino a dieci mesi fa la doccia la facevo sempre accompagnata, perchè c’era il serio pericolo che scivolassi perdendo l’equilibrio e sbatessi con la testa a terra, anzi sulla ceramica! adesso con un pizzico di coraggio e una nuova padronanza del mio corpo, la doccia riesco a farla senza accompagnatori di sorta! magari potrà sembrare una futilità, ma essere autonomi per me vuol dire anche questo: farsi la doccia senza aspettare l’aiuto degli altri che per carità è una manna dal cielo quando ci si trova in serie difficoltà!

e questo mi consola, perchè se sono riuscita a riconquistarmi la doccia in solitudine, risucirò anche nella gestione del pupetto. anche se Chicco è un nanetto di 2 anni e poco più ed ha bisogno di mille attenzioni.

vorrei riuscirci, vorrei dare il massimo per lui, solo per lui.