appuntamento con il venerdì del libro di homemademamma.
vedete, devo fare una confessione su Dino Buzzati. l’ho scoperto molto recentemente. diciamo all’inizio di questo mese. nel senso che l’ho letto. ed è stata una vera scoperta. dell’esistenza dei suoi libri ero vagamente a conoscenza, ma proprio vagamente. cpii che dovevo colmare questa mia enorme lacuna quando durante le lezioni di lingua croata, ere geologiche fa, la prof mi disse allibita ma come non conosci la boutique del mistero di Buzzati?!? e sicocme io le risposi candida candida che di Buzzati non avevo mai letto niente…lessi nei suoi occhi un tale sconcerto che mi ripromisi di comprare un titolo a caso, uno qualsiasi, e di leggerlo tutto da cima a fondo.
poi come si suol dire, il nome di Buzzati appuntato sull’agenda scivolò nel dimenticatoio insieme agli appunti dei verbi croati. recentemente però ho letto una recensione -che merita parecchio quindi dateci un’occhiata! – di un blog di un’autrice partenopea, sul corriere del Mezzogiorno online. la rubrica si intitola “esser blogger a napoli” il blog invece drink.pop. in ogni caso, la blogger citò un racconto di Buzzati, “inviti superflui” e mi ricordai della mia promessa fatta alla prof di croato. e siccome la citazione del racconto di Buzzati -inviti superflui- mi colpì in modo lampante, andai a comprare i Sessanta racconti di Buzzati.
che presi così, tutti insieme, sono qualcosa di straordinario. per l’accuratezza, la genialità, il senso di straniamento e la profondità, il magico e il surreale, la fantasia e la crudezza, la mitologia e la religione.
storie sospese, da leggere e rileggere. per affrontare poi la vita con uno sguardo nuovo.
Personalmente considero i 60 RACCONTI il culmine della narrativa di Buzzati (gli riuscivano molto meglio i racconti che i romanzi)
Difficile scegliere cosa mi affascina di più: l’UMORISMO o il gusto per I COLPI DI SCENA FINALI o la capacità di creare un’atmosfera di mistero (ad esempio, in QUALCOSA ERA SUCCESSO non sapremo mai cosa è successo)
quando avrai finito questi (e spero ti piacciano quanto sono piaciuti a ma) ti consiglio IL COLOMBRE, raccolta dei racconti scritti negli anni ’60
ok me lo segno! tra quelli che più mi hanno colpito c’è stato Occhio per occhio
Cara amica, ho letto molto tempo fa Buzzati (Il deserto dei tartari, Il segreto del bosco vecchio) del primo romanzo mi colpì subito la sua caratterizzazione: i temi buzzatiani, il ritmo variabile della narrazione, dal continuo mutare di prospettiva del narratore. Infatti in alcuni passi assume il punto di vista del protagonista, in altri narra di lui in terza persona, allontanandosi; oppure interloquisce con i personaggi; in certi casi sembra seguire un proprio pensiero, un flusso di coscienza continuo che prelude a quelle che saranno poi le riflessioni dello stesso Giovanni Drogo, il protagonista..
Mi colpì il suo stile onirico, fatto di lucide visioni, di ombre, di sussulti e di misteri, di miti staccati da condizionamenti storici fuori da ogni tempo e sempre attuali . Quello stile lontano dalle mode, che segue un percorso interno, coerente, completato da temi ricorrenti, anche se ossessivi: l’attesa, il trascorrere del tempo, il senso della morte, l’illusione e la delusione, il vuoto e l’ansia di colmarlo, le infinite sfaccettature del flusso della vita.E’ valsa la pena di leggerlo, per riflettere e per guardarsi dentro.
Ora tra i libri che ogni tanto cerco di riordinare (con risultati non sempre eccellenti!!) andrò a riscoprire quei Racconti tra cui scelsi Il colombre come adozione di un testo di narrativa per le mie classi di studenti. Se non ricordo male la leggenda , che proviene dalla tradizione della superstizione marinaia, sconvolgerà la vita del protagonista del racconto dove l’uomo è la vittima del “destino” .
Il fato potrebbe presentare anche aspetti benefici: purtroppo l’uomo non sa decifrarne i messaggi e non sa accettare la casualità della vita, essendo sempre alla ricerca di certezze.
E dopo questo “pistolotto” un saluto a alla prossima
simonetta
il problema è stato che la mia prof a scuola decise che il programma finiva con montale…oltre no andammo e quante cose ci siamo persi!
Mi innamorai di Buzzati alle medie quando un professore, venuto a fare un’ora di supplenza, ci incantò leggendoci “7 piani di ospedale”. Sono d’accordo con Marco1946, preferisco i racconti ai romanzi.
i sette piani! uno dei miei preferiti! mette un po’ di angoscia, direi…una sottile angoscia…
E’ proprio questo uno degli aspetti che più mi piacciono dei racconti di Buzzati. Leggendoli sento il respiro che si fa sempre più sospeso, l’attesa di un colpo di scena, ogni parola ne chiama un’altra.
E non sai mai come va a finire.
Ho un vago ricordo di aver letto in passato il deserto dei tartari e non credo mi sia piaciuto (altrimenti me lo ricorderei). Ma, a parte che come te Leuco, in letteratura italiana mi sono fermata a Svevo. Degli altri autori italiani del primo 900, che la mia prof bollava come “decadenti”, conosco veramente poco. Ho letto qualcosa di Cassola, di cui ho un vaghissimo ricordo, ho letto Pratolini (che lui di decadente ha ben poco) che mi è piaciuto. Ho letto di recente Fenoglio, altro autore che decadente non è, e mi è piaciuto. Ho letto Pasolini. Ma questi ultimi 3 autori non si leggevano nella scuola di suore perchè comunisti. Ma non sono molto ferrata in materia. Là m’incuriosisci. Per il futuro, ma un futuro non molto vicino perchè ho una lista kilometrica di lebbri da leggere,
ma guarda stiamo facendo delle letture in tandem: pratolini fenoglio, cassola…pasolini mi manca, ma in casa c’è l’opera omnia che nonmancherà di esser letta appena finisco i volumi accatastati sul comodino
buffo! si vede che abbiamo le stesse curiosità intellettuali